omniamundamundis
PICCOLE COSE
Oggi ho voglia di scriver cavolate...non che di solito scriva di argomenti accademici ma oggi, dopo tanto, voglio stare sul leggero leggero...
Scrivere tutte le cose più belle, quelle che non se ne parla mai forse perchè ci paiono meno intense di quelle che ci fanno soffrire (no, non tu Papy...tu sei il poeta della serenità!!!).
Oggi scrivo delle mie lunghe passeggiate per la campagna della ValTiberina. In mezzo ai campi di girasoli o granoturco. Col sole delle otto, appena nato, che mi scalda le spalle e mi illumina i pensieri. Piano piano, quasi non sudo. In silenzio ascolto solo i miei passi sulla ghiaia e saluto i pochi sportivi che incontro...corrono o pedalano e rispondono al mio saluto...mi sento una Vespina 50 che saluta le moto!!!! E saluto pure i vecchietti tutti storti che vanno all'orto coi secchi per l' acqua e l'aria di chi non dorme mai da anni.... E pure i cacciatori coi fucili a tracolla, i loro fischietti fastidiosi e i loro cani colorati....i cacciatori che aiutano questa pazzoide a ritrovar la strada ogni volta che in quei sentieri perde la bussola e non sa più dov'è il Borgo e dove la macchina!
Oggi scrivo dei pomeriggi passati col mio Nano a giocare con la pasta colorata e a rispondere a tutte le domande che mi fa. E sono toste eh!!! Sulla morte, anche, e sulla vita e sull' habitat di tutti i più sconosciuti animali che guardiamo su National geographic....e arrivo sempre a dirgli che anche se sono grande e sono la sua mamma io non sò tutto. Che molte cose, esattamente come lui, le devo ancora imparare e piano piano potremmo impararne tante insieme e altrettante me ne potrà insegnare lui. Di quando gli faccio il bagno e con la spugna mimo un balletto per fargli vedere come si deve lavare e lui con la sua spugnetta più piccola, tutta schiumosa, mi guarda attentissimo e copia e ogni volta che si deve lavare il sedere ride come un mattarullo!!!!
Oggi scrivo delle serate senza Nano, con gli amici di tutta la vita. Serate dalla parolaccia libera...durante le quali apriamo il cassettino delle parolacce che le tiene ben chiuse quando ci sono in giro i figli e diamo sfogo alle peggior minchiate!!! E beviamo birra e wisky rischiando un pochino le patenti e facciamo tanto tardi che ci buttano fuori da un bar. E si ride e si parla di serie tv vecchie quanto noi, di sesso, e dei difetti che abbiamo. Sono serate nelle quali si rinnova la nostra fratellanza.
E delle notti che non riesco a dormire...troppe forse.... ma me le sono sempre goduta. Avvolta in una coperta di pail apro la finestra e mi metto in terrazza. Seduta guardo le stelle e la luna e penso...penso a un milione di cose aspettando il sonno che non verrà più e godendomi il silenzio. Un amico carissimo per me che lavoro sopra un' officina, ho un padre sordo e uno o due bimbi sempre intorno. Sento solo il Tevere, sotto casa, che scorre e mi chiedo se anche i pesci guardano la luna o dormono sotto qualche sasso. Sento rare auto che viaggiano sulla E45 e col loro passaggio scandiscono il tempo della notte.... Dopo un pò, coi piedi gelati, mi infilo nel lettino del mio Nano e lo tengo stretto forte. Ne annuso l'odore indescrivibile e ne ascolto attenta il respiro lentissimo e leggero. Mi scalda come una borsetta dell' acqua calda. Mi scalda il cuore come il più universale degli amori.
Scrivo della mia amica eternamente inquieta e forse anche eternamente insoddisfatta. Ma sempre alla ricerca della propria verità e sempre pronta a condividerla con me. Del suo cuore ferito e della sua anima un pò chiusa e pur così trasparente, per me che l' amo da una vita. Delle nostre serate nelle quali si passa facilmente dal riso al pianto e di tutte le nostre vittorie e sconfitte. Sempre condivise. E delle nostre strade così diverse e così apparentemente incompatibili che ci portano, però, sempre alle stesse mete.
PICCOLE COSE...MA SAREBBE LO STESSO SENZA DI LORO?
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 13:41
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Se vi dico animali totem o animali guida, voi mi pensate subito alla NewAge; mi immaginate vestita da figlia dei fiori mentre mi fumo un calumet e cominciate a ragionare in termini ironici (LupoAnziano è escluso da questa premessa). Quindi non lo dirò. Parlerò invece di animali in cui sento di rispecchiarmi, animali che hanno qualcosa in comune col mio modo di essere. E istinti simili .
Il mio primo è stato l'ORSO:
Io sono un' orsa perchè ho la pazienza del letargo, l' estrema adattibilità di quest' animale, il suo modo alternativamente burbero e coccolone, la cura per i cuccioli e la resistenza.
Bhè, cavoli, mica male! Un orso è proprio un bell' animale, potreste dire, che ci vuole ad affermare: sono un orso??? Mai nessuno che si senta formica, o lombrico magari!!!!!!
EH EH EH!!!!! Però, però... io ho un secondo animale a farmi da specchio, molto meno utilizzato fra gli animali guida, forse meno regale, ma non per questo meno calzante al mio QUI e al mio ADESSO.
Si tratta del SALMONE.
Tempo fa partecipai ad un intensissimo incontro nel quale ci veniva richiesto di creare un' assonanza, una "musica", utilizzando ognuno uno strumento etnico diverso e proveniente da un Paese diverso. Piano piano dovevamo riuscire ad accordare quel disastro di suoni creando una melodia piacevole all' udito. La base erano i mantra che cantavamo tutti insieme. A volte in sottofondo la voce suadente della terapeuta che ripeteva le frasi al centro di quella giornata..... Insomma per un lunghissimo tempo, fra il sudore, l'ipnosi collettiva, il continuo vibrare del tamburello che suonavo io, e la cacofonia di voci, ho avuto uno svarione peggio che se mi fossi drogata. E in questa nuvola di vaghezza in cui mi sono venuta a trovare, che quasi credevo di non toccar terra, mi sono ritrovata a vedere un salmone.
Caspita...avrei creduto una tigre, che sò, un cigno o una lupa...invece no: un salmone, cogli occhi vivi e la coda in movimento. Durante queste sessioni di incontro si va e si resta a digiuno per tutto il giorno, fino anche a tarda notte, e allora dentro di me mi son detta che la fame m' aveva fatto venire in mente un bel piatto di pesce e non ci ho pensato più.
E invece era molto più importante il messaggio che dovevo ricevere direttamente dal cielo, o forse dal mio inconscio...Perchè è proprio il salmone che adesso stò facendo. Dopo una crisi durata a lungo e che ha messo tutto, ma proprio tutto, in discussione (cara A44 ti ero più vicina di quanto credevi!!!).
Devo risalire il fiume del mio passato, quello che mi ha portato a essere quella che sono; sbattere contro quelle pietre aguzze che non riesco a vedere, tendere tutti i miei muscoli per fare salti quando ne servono. E devo nuotare senza sosta e affrontare tutte le mie nemesi. Col rischio di essere divorata da me stessa (dall'orso) o da altri, col rischio di avere paura, col rischio di non riuscire nell ' impresa......Ma devo farlo per arrivare, infine, a deporre le uova di una vita nuova-di-nuovo!
E dal mio pozzo escono cose che avrei preferito far finta non esistessero...ma io il mio armadio, MondoPapy, lo devo aprire e devo far uscire tutto...con una voglia di farlo e un' urgenza che mi assorbono completamente lo spirito... Ci lavoro con pazienza, a volte con furore, spesso con compassione....e ce la faccio a capire ciò che prima era solo un dolore oscuro...
Mi libero piano piano di forme mentali che stavano erodendo la felicità che faticosamente mi sono costruita. Ora vedo meglio tutto, con gli ochhi di quel pesce affaticato.
Il fiume è lunghissimo e tortuoso ma questo pesce deporrà le uova del suo futuro felice e niente potrà impedirglielo!!!!!!
C'è una controindicazione, in tutto questo....il salmone nel fiume non si nutre e io ho perso 9 kg in due mesi che già prima ero magra........dopo anni di rapporti buoni col cibo sono ricaduta in un'incontro/scontro con lui...ma questa è un' altra storia...(Lady magari una volta te la racconto di là!!!), PER OGGI VI BASTI QUELLA DEL SALMONE!!!!!!
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 12:31
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fritto misto, vacanze, famiglia
POST-IT: SIAMO IN VACANZA A PUNTA ALA. CAMPING PUNTA ALA. CERCATELO SU GOOGLE PERCHè MERITA DAVVERO VEDERE CHE BEL POSTO!!!! BACI A TUTTI!!!
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 22:03
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passato, autostima, senso di colpa, blog terapy
Questa è la storia di una ragazzina di quattordici anni che passeggiava in una sera d'estate all'interno del campeggio dov'era in vacanza. Aveva una tutina rosa confetto e un paio di puzzolentissime Palladium ai piedi. Doveva rientrare alle 10:30 e brontolava fra se e se per quest'orario da lager. La ragazzina non lo sapeva ancora ma era già cominciato il nero conto alla rovescia che 20 giorni dopo avrebbe portato sua mamma, malata da anni, all'agonia e alla morte.
Si sentiva ancora l'apparecchio per i denti in bocca anche se l'aveva tolto da un mesetto e stava attenta a camminare ai lati della strada, un pò defilata, senza dare nell'occhio: si sentiva un inadeguato brutto anatroccolo e ho il sospetto che ci si senta a volte tutt'ora.
Non sapeva che le sue gambe s'erano allungate e il suo sedere tornito, viveva costantemente col naso dentro libri e fumetti e non aveva mai avuto nessuno che glielo avesse fatto notare.
Questo signor nessuno arrivò quella sera afosa d'agosto. Un bel ragazzo di una ventina d'anni con una coda di capelli lunghi, gli occhi marroni e un bel sorriso. Dopo alcuni MA QUANTO SEI CARINA, CHE BEGLI OCCHI CHE HAI, SEMBRI PROPRIO PIù GRANDE, la ragazzetta si era già invaghita di lui, l'aveva già seguito al bar e, tanto per sembrare ancora più adulta, si era bevuta quasi tutta la birra che il ragazzo si era ordinato. NON è PER TE CHE SEI TROPPO PICCOLA, LA PRENDO PER ME. Dopo un' ora guardavan le stelle per mano, nascostissimi dietro tende e roulotte, dopo due ore entrarono nella piccola tenda di lui, caldissima, e si distesero su una stuoia.
I baci che lui le dava le erano sconosciuti, neanche simili a quelli piccoli e velocissimi che l' anno prima aveva scambiato con un francesino nello stesso campeggio. Erano baci roventi e continui. In bocca, sulla faccia sul collo...tantissimi infiniti baci che la facevano sospirare senza sapere il perchè. E le ripeteva quant'era bella e che profumava di fiori e che non aveva mai toccato una pelle così liscia....E la verità era che le piaceva! Le piaceva un sacco sentirsi dire quelle cose assurde, proprio a lei, così insulsa così bruttina...tutta presa a guardare sua mamma morire pian piano...Mai aveva avuto una sensazione di calore così intensa, una mollezza di tutte le parti del corpo insieme. Ovvio che le carezze in quattro e quattr'otto si fecero più audaci, la toccavano ovunque e, le pareva in quella specie di paurosa estasi, che fossero cento mani contemporaneamente. Poi disse NO, NON POSSO NON è IL CASO IO NON HO MAI FATTO NIENTE COSì.... ma tutto andava ormai per proprio conto e lui diceva VA BENE COME VUOI TUTTO QUELLO CHE VUOI e continuava a baciarla ma proprio quelle mani non volevano star ferme e il suo peso la bloccava giù con la schiena, dolorante, per terra... E la verità era ancora che le piaceva quel calore ma non voleva andare più oltre, non voleva fare niente di niente solo sparire. Ma era andata con lui, no? L'aveva voluto lei, no? Gli aveva detto che le andava bene, che era d'accordo e lui glielo aveva chiesto più volte se era sicura...Dunque adesso che cavolo voleva? Questo pensava la ragazza e voleva solo che lui le togliesse le mani di tra le gambe e la smettesse subito... Aveva anche un gran bruciore, tra l'altro....
Non si sa come ce la fece a uscire di lì, NO DAI FAMMI ANDARE. MIA MADRE MI CERCA DI SICURO SE MI TROVA QUI CI AMMAZZA ENTRAMBI. VADO VIA DI CORSA CHE è TROPPO TARDI DAVVERO. DI SICURO è GIà IN GIRO CHE MI CERCA...
Poi di corsa al bagno per vedere cos' era sto bruciore, e quel sangue che veniva giù......Le ci volle un attimo per capire cosa le era successo, per capire quello che aveva sacrificato in quella serata calda. Pianse per un'infinità, pianse per quel dono che voleva fare un giorno ad un principe innamorato ma che non aveva saputo, la tonta, conservare a dovere. E nessuno gliel'avrebbe mai più ridato, quel dono, soprattutto alla sua anima colpevole. Una lavata alla faccia e via, a prendersi la ramanzina perchè aveva fatto tardi. Ad infilarsi nel lettuccio accanto alla sua mamma. Indegna persino della sua mamma.
Iniziò a costruire un argine attorno alle proprie lacrime. Un argine che venne rotto un decennio dopo, liberando tutto quello che si portava dentro.
Questo senso di indegnità se lo portò dietro dalla nascita per lunghissimi anni ancora e prima che riuscisse a gustarsi realmente e senza finzioni la compagnia di un maschio dovette aspettare ...quello che poi sposò.
Non c'è morale in questa favola un pò triste, se non quella che la violenza ha molte forme eclatanti o subdole ma il segno che lascia è sempre profondo....
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 13:48
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Diversi anni fa.
Volevo trovarlo e, anche se forse non mi rende onore, andarci a letto.
Uscii dopo una doccia e con addosso una tuta. Non avevo bisogno di alcun orpello con lui, nè trucco nè inganno, solo il mio desiderio di incontrarlo.
Lo vidi e in due minuti l'avevo già agganciato. Con la macchina mi portò a casa sua e io salii le scale di fronte a lui ancheggiando piano e in silenzio.
La prima volta che vi entravo dopo anni di brevissimi incontri. Eravamo in piedi e mi fece vedere il suo tatuaggio che significa pazzia e io mostrai il mio: un cavallo alato che potrebbe volar via o correre a perdifiato ma sceglie la tranquillità del suo stagno.
Poi mi poggiò le mani sulla vita, mi guardò negli occhi con quei suoi occhi blu che mi sognavo anche di notte, a volte, e mi disse pianissimo: "finalmente...."
E fu a quel punto che io ebbi la precisa percezione che non era ciò che volevo. Che non era la via che avevo scelto nè il compagno per percorrerla. Mi avvidi che quella persona nel mio cuore era fatta della materia dei sogni e che toccandola l'avrei distrutta per sempre e le avrei fatto perdere tutta la sua magia. Mi sfiorò la fronte con un bacio che mi trafisse l' anima e volevo solo sparire, non esser lì, non esser io....ma mi bastò guardarlo perchè capisse e perchè fra noi si rialzasse uno schermo di banalità ad abbassare la tenzione....poche frasi e ci salutammo dicendoci che ci saremmo rivisti ma non fu più così. Quando scesi di fronte a casa mia e lui con occhi dolcissimi nella semi oscurità mi disse: "buonanotte" fu l'ultima battuta.
Fu così che il mio grande amore di bambina, adolescente e, forse, anche un pochino oltre, rimase puro all' ultimo momento, fatto di piccolissimi baci e sguardi furtivi, di rossori e rincorse senza prendersi mai.
Ieri sera l' ho rincontrato sul ponte, passeggiavo con la mia famigliola, e avergli potuto sorridere apertamente e di cuore e scambiare una frase scherzosa senza alcuna malizia o imbarazzo mi ha confermato, se mai ce ne fosse stato bisogno, quanto fu giusta, a suo tempo, la scelta che feci. A volte è giusto che i sogni rimangano tali e incontaminati in fondo alla nostra anima, a fare da rifugio, se serve, per i momenti di difficoltà della vita...
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 12:56
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La mia famiglia fu espropriata della sua sobria casetta in aperta campagna.
Convinti tutti ad andare finalmente a vivere in Paese, mia madre volle costruire, in sostituzione della casetta, un villone che mostrasse a tutti il valore del matrimonio che aveva fatto.
Forti dell' aziendina edile in un paio d'anni i miei realizzarono l'enorme casona gialla tutta tetti e tettini, finestre e finestrine, colonne e colonnine, terrazze e terrazzine.
Arredarono in perfetto stile anni settanta e inaugurarono gli immensi anditi e le scalinate al momento della nascita del desiderato erede. Forse perchè l'erede si rivelò poi un' altra femmina, i miei si imbucarono a vivere nel piano sottoterra e i quattrocento metri quadrati al sole vennero pian piano dimenticati e aperti solo per le pulizie.
Fu così che nonno, nonna, babbo, mamma e noi due figliole si visse nello scantinato: senza bagno, senza porte, senza riscaldamento, alla luce di una lampadina-ina.... dei luminosi quattro bagni, delle colonne, dei saloni e degli anditi, non ce ne facemmo mai nulla.
Poi ci furono le malattie, lunghe e dolorose, e la casona, oltre che semi abbandonata divenne anche sempre più silenziosa. Lugubre e oscura come un tempio di cemento, le scalinate dagli alti soffitti piene di echi: si scendeva poggiando solo la punta dei piedi per non creare un rimbombo...un' abitudine, quella di camminare sulle punte, che dovetti perdere con grande impegno più tardi, colpita da una tallonite.
Inevitabile la morte ci colpi e la salma di mamma, poggiata sul catafalco in salotto fra l'odore delle candele e dei fiori e i mille pois del suo vestito color sabbia, decretarono definitivamente la morte di quelle stanze.
Iniziai allora a fare sogni oscuri dove rimanevo intrappolata da incendi e c'erano troppe scale da scendere e non mi salvavo. O c' erano fortissimi colpi alla porta ma la finestra era altissima e non riuscivo a saltare giù. O mi rifugiavo in cantina perchè lei, questa gigantessa, mi voleva ammazzare....
Ci vivo ancora nella casona, attendo che l'ultimo costruttore la lasci per sempre (campasse cent'anni....) e poi la chiuderò in maniera definitiva e me ne andrò anch'io, con la mia piccola nuova famiglia. Sopporto le bollette al di fuori delle nostre possibilità, il freddo delle stanze vuote e i ragni annidati ovunque perchè so che alla fine vincerò io e me ne libererò.
Intanto abbiamo reso abitabili gli ambienti sotterranei con stufe e porte e giochi ovunque. La legnaia l'ha spostata fuori di casa Miky e abbiamo piazzato al suo posto un piccolo divano celeste (riciclato in verità!!!).
E c'è la voce di mio figlio che risuona da terra a cielo e le sue risate gioconde. Le sue corse, col cugino, nei saloni e le sue domande che mi fanno tanto ridere: "mamma di chi è questa casa?"
Ci sono le sue piccole impronte sudaticce sul lustro gres rosso e sul muro qualche bel colpo di pennarello.
Che ci si creda o no ha vinto lui. E forse è riuscito a far ridere la gigantessa!!!
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 21:00
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famiglia, aniversario, il tempo vola
CINQUE ANNI FA:
...TI AMAVO...


OGGI:
...TI AMO...
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 09:24
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NUOVI CIELI E NUOVA TERRA
E nuova consapevolezza. Un pensiero che sta prendendo sempre più concretezza in me.
Nell' ambiente che frequento molti credono fermamente nella reincarnazione e in un patto che le anime stipulano l'una con l'altra prima di incarnarsi. Con questo accordo alcune persone mi avvertono, prima della nascita fisica, che mi faranno del male (durante la vita futura) e che lo faranno al fine di farmi procedere verso la purificazione del karma (in soldoni la mia anima e tutte le esperienze che vi ho accumulato nelle varie incarnazioni).
Tutto ciò ha evidentemente molto a che fare col perdono. Una volta assimilato il concetto che la ferita inflitta è un supremo atto d'amore, un insegnamento per comprendere la fratellanza di tutti gli esseri, la risposta dell' anima non potrebbe essere che il perdono. Bhè, io posso perdonare o non perdonare i miei carnefici. Posso anche perdonarli nel profondo ma poi continuare a vivere le mie piccole rabbie quotidiane come se non l' avessi fatto; posso persino non perdonare affatto e allontanarli da me per non soffrire, io più di loro, del dolore prodotto dal non-perdono; posso pure aspettare tutta la vita di perdonare di cuore senza mai riuscirci.
Ma tutto questo lavorio dello spirito dev' essere al servizio mio e della mia salute e serenità. L'unico valido punto di partenza per concedere il lenimento del perdono a colui che mi ferisce è il riconoscermi anch'io fra i fratelli che sbagliano e desiderano essere perdonati.
Invece questa idea di ringraziare i nostri carnefici per quello che siamo diventati anche a causa delle loro azioni nasconde un grande pericolo: quello di covare un certo senso di indegnità in fondo al cuore.
Una sensazione che ci spinge a non accettare di aver raggiunto, proprio noi indegni, la stabilità che ci avevano tolto e la serenità a cui abbiamo diritto. Così, dicendo grazie ad un altro, è come se ammettessimo, in qualche luogo recondito del nostro essere, che un pò ci siamo meritati ciò che ci hanno fatto o che comunque ne eravamo consapevoli e consenzienti in modo non irrilevante (seppur inconsciamente).
La mia amica più cara mi disse una sera:
"devi ringraziarlo perchè ti ha insegnato ciò che non vuoi essere"
ma in realtà devo ringraziare me stessa del percorso fatto, e coloro che mi hanno sostenuto, appoggiato e amato.
Lei stessa sarebbe la persona profonda e sensibile e "magica" che è anche se avesse avuto un'infanzia FELICE.
Cristiano Arturo non sarà meno speciale perchè sua madre e suo padre lo sostengono. Anzi, avrà basi solide indistruttibili dalle quali lanciarsi verso le sue mete.
D. sarebbe comunque una persona particolarmente sensitiva e tesa agli altri se non avesse subito violenza quando aveva 4 anni....ma, per contro, forse il cancro non avrebbe fatto strada dentro di lei..
In definitiva questo il mio passo avanti di oggi:
SONO CIò CHE SONO, E MI PIACE, GRAZIE AL MIO LAVORO, ALLE MIE PREGHIERE E ALLE PERSONE CHE MI HANNO AMATO E APPOGGIATO...CHE HANNO SCELTO DI ESSERE ANIME AFFINI ALLA MIA E SI SONO INCARNATE AL MIO FIANCO.
NON GRAZIE , QUINDI, A QUELLI CHE INVECE HANNO SCELTO DI FARMI SOFFRIRE MA MALGRADO LORO.....IO CE L'HO FATTA (O CE LA FARO') LO STESSO!
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 13:04
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AUGURI A PUFFOLA, HERTA, ROSARIA, ROSALEA, PIA, MONDOMAMY, ANNA, GATTUSA, LADYCORAGGIO
MAMME SPECIALI!
E A TE, MAMMA, OVUNQUE TU SIA.
(I FIORI LI HA COLTI MIKY, LA FARFALLA INVECE L'HA CREATA IL NANO.)
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 14:47
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ESSERE GENITORE MI HA PORTATO NUOVE CONSAPEVOLEZZE E NUOVI MODI DI RELAZIONARMI ALLE COSE DELLA VITA.
Come un' epifania, l'altra domenica, ho compreso ad esempio che molto difficilmente toccherà di nuovo a me il coscio di pollo arrosto!
Ho iniziato a usare frasi che prima odiavo, tipo: "quando avrai un figlio capirai..."
Nel 2007 mi sono infilata nel dietro di una jeep, in superstrada, e il mio pensiero, un lampo in realtà, mentre sbattevo è stato "nooo...come faranno a far capire a cristiano arturo che la sua mamma non torna..."
Giudico la riuscita o meno di una gita, o una festa o un evento in base al comportamento di mio figlio durante lo stesso. Di fatto se stà bene lui è lo stesso per me.
Quando la notte tossisce, si agita o sussurra nel sonno, lo sento dalla stanza accanto e mi sveglio anche se sono nel sonno più profondo.
Lo lascio mezz' ora nell' area gioco del supermercato e poi per tutta la mezz'ora sento che mi manca un qualcosa e la mia mano, vuota senza dentro la sua manina appiccicosa e calda, è come se lo cercasse lì vicino.
Sorreggo, porto in giro e faccio volare i suoi 20 kg come se fosse una piuma.
Fa parte di me come un organo esterno, davvero esiste ancora un cordone che ci lega.
Sussurrato nell'ombra da capucci
alle 07:31
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